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COCO CHANEL
Autore: Louise de Vilmorin
Prezzo: Euro 9,00
Editore: Sellerio
ISBN --


Nata nella provincia francese, poverissima, orfana.
Nessuna stella sembrava indicare che la piccola Coco Chanel sarebbe diventata, nella Parigi dei primi anni del Novecento, la musa dello stile moderno, libero, dinamico, disinvolto.
Nel 1947 Chanel era a Venezia e desiderava vendere agli americani i diritti delle sue memorie per una riduzione cinematografica. Louise de Vilmorin, gran signora dei salotti francesi, intima amica di Cocteau, raccolse le confidenze dell’amica, ma la biografia non piacque agli americani e Chanel attribuì l’insuccesso a de Vilmorin. Irrequietezza e ingratitudine combatterono per un po’ per sfociare nelle scuse formali di Louise a Coco.
Le scuse, un bel po’ di pagine di questo gradevole libricino, sono un capolavoro di sottomissione e civiltà.
Coco Chanel aveva imposto all’amica scrittrice la sua vita immaginaria. Una infanzia allegra in un piccolo paese dell’Alvernia (Auvergne), una mamma ricca ma malata, un papà povero ma stravagante che, dopo aver prosciugato la dote con bacco tabacco e Venere, l’aveva affidata a due zie, zitelle acide, che le avevano dato una educazione rigidissima.
Niente vero.
La piccola Chanel dopo la morte della madre e l’abbandono del padre, un violento ubriacone, passò dieci anni in un orfanotrofio di Aubazine. Una vita troppo brutta per essere raccontata, seppure ad una amica. E il racconto di de Vilmorin è una lunga teoria di cavalli montati a pelo, colpi di testa, collane di perle, amanti nobilissimi ricchi e generosi. In realtà la giovane Chanel era una commessa che sedusse un ufficiale di cavalleria, dal suo letto passò a quello di un commilitone che la portò a Parigi. Di vero c’era il suo temperamento, la voglia di emancipazione, la capacità di mantenere la femminilità e la grazia sotto una scorza dura, la volontà di essere padrona del suo corpo e del suo destino. E questa forza riusciamo a sentirla mentre ci spruzziamo i seni con il suo n.5.
Tiziana Ficacci