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DOSSIER PAKISTAN

un Paese tormentato

Le news

Il Presidente Musharraf nonostante la netta sconfitta ha dichairato durante una intervista che non ha in programma dimissioni. Parlando al Wall Street Journal ha infatti affermato che c'è bisogno di mosse capaci di guardare al futuro per portare stabilità democratica e politica al Paese. Nel frattempo i principali partiti dell'opposizione, quello della leader Benazir Bhutto, assassinata, come si ricorderà proprio in occasione del suo ritorno sulla scena politica pakistana, e quello di Nawaz Sharif, ex primo ministro come la Bhutto stessa, riferiscono di essere pronti per formare una colaizione. Se i due pariti si coalizzassero avrebbero in seno al Parlamento una schiacciante maggioranza, maggioranza tale che potrebbero richiedere la messa in stato di accusa di Musharraf.
Musharraf intanto sostiene di essere pronto a lavorare con qualunque nuovo governo. La sua posizione però pare sempre più debole, ha perso moltissimii consensi ed è accuasato di essere un dittatore incapace.
Il vedovo della Leader Bhutto durante una conferenza stampa sembra infatti rifutare ogni tipo di governo che preveda accordi con il paritito che sostiene Musharaff, partito che dal canto suo riferisce di "Aver accettato a cuore aperto il responso...e di essere pronto a sedere sui banchi dell'opposizione"
I militari che hanno sina ad ora sostenuto Musharraf (che ricordiamo salì al potere nel 1999 con un colpo di stato) si sono per il momento defilati. Bisognerà vedere dunque che faranno.
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I risultati elettorali
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www.onlinenewspapers.com - raccolta di link alla stampa pakistana

I libri

Mary Ann Weaver, La figlia del Pakistan
Fusi orari, Euro 12.50 o con Internazionale Euro 4.00
"Non mi sono mai considerata una donna. Ovviamente lo sono, ma preferisco pensarmi come una persona che ha subito una dittatura…" Forse è questa la frase che rimane nel cuore del lungo racconto che di Benazir Bhutto fa Weaver, inviata del New Yorker. Le 80 pagine sono parte di un ampio reportage sul Pakistan “In the shadow of Jihad and Afghanistan”. Pagine dense su una donna: gli abiti curati, le mani affusolate, il collo lungo, la paura di ingrassare e il continuo desiderio di mangiare dolci… da parte della giornalista è impossibile comprendere la scelta politica senza includere la vita privata.
Tiziana Ficacci continua...

Una Nazione tormentata in un'area tormentata

1947: Pakistan da colonia a Stato
La fine della Seconda Guerra Mondiale vedeva anche la fine dell'Impero coloniale Britannico. L'India, il paese che più di tutti pareva racchiudere la grandezza e la miseria di un intero continente, sotto la guida di uomini del calibro di Neheru e Gandhi, già nel 1941 aveva ottenuto lo stato di dominion che, di fatto, portava il gigante indiano ad un passo dalla piena indipendenza.
Finito lo spaventoso conflitto Mondiale l'Inghilterra affrontò così, definitivamente, la questione indipendenza delle colonie nell'area asiatica. Mentre Gandhi sognava un' India, laica e pacifica, che unisse sotto le sue ali tutti, indù e musulmani credenti e no, ben altre erano le mire e le volontà dei fanatici e dei nazionalisti di entrambe le parti. Alle due comunità nel 1947, dopo gravi scontri e lunghe trattative, venne infine accordata l'indipendenza, sorgevano così due Stati: quello dell'Unione indiana da un lato e quello Pakistano dall'altro...
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dossier 194



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