Ritardi, omissioni, depistaggi (lago della Duchessa), sedute spiritiche (2 aprile ’78, in località Zapponino in provincia di Bologna), smantellamento di uffici centrali antiterrorismo affidati a ottimi e collaudati sbirri come Emilio Santillo, Guglielmo Cantucci, Umberto Improta, Gaetano Napolitano (capo del Cesis, controllo sui servizi segreti , verrà sostituito da Walter Pelosi piduista, stretto collaboratore di Federico U. D’Amato, capo dell’ufficio affari riservati del ministero dell’Interno, legato a Cossiga titolare del dicastero) e creatore dell’ Ucigos. Lotta tra Procura generale (Pietro Pascalino) e magistrati istruttori tra i quali Achille Gallucci, Ferdinando Imposimato, Rosario Priore, Claudio D’Angelo e Francesco Amato ; Cia, Kgb, Stasi (Germania orientale); occultamento di prove : il memoriale di Moro sarà trovato in due rate, sempre nello stesso posto, in via Monte Nevoso 8 a Milano ma a distanza di 12 anni, il 1 ottobre ’78 e il 9 ottobre ’90, giorno in cui si trova quello che veramente conta e che, se reso noto nel ’78, avrebbe provocato conseguenze politiche inimmaginabili . Fratellanza internazionale tra br, la tedesca raf e fronte di liberazione popolare della Palestina; carabinieri contro carabinieri; processi e commissioni d’inchiesta. E troppi buchi neri che tuttora permangono nella strage di via Fani, sul sequestro detenzione, processo e uccisione di Aldo Moro; su via Gradoli, via Montalcini, via Pio Foà, via Caetani ... inducono Imposimato , con l’aiuto di Provvisionato alla conclusione che Moro “doveva morire”, che è appunto il titolo di questo saggio in libreria da qualche giorno. Che riserva tra l’altro una attenzione particolare al “comitato di crisi” voluto da Cossiga e suoi membri: Ferracuti, Cappelletti, Stefano Silvestri, Pieczenik. Quelli che si inventarono che Moro era matto, che non era lui, che gli venivano somministrati stupefacenti ...
Volume che si conclude con una intervista a Eleonora (Noretta) Moro. Molto spazio è dedicato al generoso quanto vano tentativo dei socialisti di Craxi, che con l’aiuto di Giuliano Vassalli (oggi presidente emerito della Corte Costituzionale) e qualche frangia di extraparlamentari (Lanfranco Pace, Franco Piperno) cercò di fare breccia nel fronte della fermezza impersonato ai massimi vertici da Giulio Andreotti e Francesco Cossiga, presidente del Consiglio e ministro di polizia all’epoca dei fatti.
Cossiga diventerà presidente del Consiglio nell’agosto del ’79 formando un governo imbottito di massoni e piduisti, che gli avevano dato manforte nel sostenere a livello di apparati statali, servizi segreti e quant’altro, la “fermezza”; e , il 24 giugno ’85, sarà “incoronato” presidente della Repubblica. Andreotti sarà nominato senatore a vita da Cossiga nel ’92: ha tutte le carte in regola per essere il suo successore. Ma, l’uccisione di Salvo Lima e il tritolo di Capaci, lo elimineranno dalla ascensione al Colle più alto di Roma.
Consiglio di leggere il saggio insieme ad altri due testi: “L’affaire Moro” di Leonardo Sciascia, Adelphi 2003, € 9.50 e “Le carte di Moro, perché Tobagi” di Arlati-Magosso, Franco Angeli 2003, € 12.00. Completeranno il, ancora oggi molto parziale, contesto.
Giovanni Lubrano di Scorpaniello
Giovanni Lubrano