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La vanità che uccide!
Perché dire NO alle pellicce
Ogni anno milioni di animali in tutto il mondo vengono uccisi per le pellicce.
Gli animali selvatici sono vittime delle trappole disseminate nei loro ambienti naturali,
trappole che provocano al malcapitato animale lunghi giorni di agonia, prima che
sopraggiunga il decesso. Spesso nel disperato tentativo di liberarsi, l'animale si
mutila. Il cacciatore uccide gli animali con la pressione del piede sulla cassa toracica,
oppure stringe il collo dell'animale con lacci di strangolamento a cappio mobile e la
stretta intorno al collo è tanto più forte quanto più disperato è il tentativo di
svincolarsi.
Gli animali "non da pelliccia" catturati diventano "spazzatura".
Negli allevamenti la situazione è ancora peggiore: gli animali sono stipati in gabbie
metalliche, anche il piano di appoggio è una rete metallica così che urina ed escrementi
cadano per terra; sono esposti alle intemperie: al freddo che rende la pelliccia più
folta. Gli animali mordono le gabbie fino a rompersi i denti, vi sono fenomeni di
cannibalismo e comportamenti stereotipati per lo stress.
L'uccisione dell'animale non deve danneggiare la pelliccia e quindi si utilizzano camere a
gas di acido cianidrico o monossido di carbonio o il gas di scarico d'auto, la rottura
delle ossa cervicali, colpi ripetuti al muso, scariche elettriche per via anale, orale e
genitale.
Aggiungo un altro motivo per non indossare pellicce:
con essa una donna pensa di dimostrare di essere ricca, di aver raggiunto uno status
simbol, di essere amata da colui che gliela regala.
Personalmente penso che una donna è bella a prescindere da cosa indossa, l'eleganza è
innata, non può essere data da un capo che è costato atroce sofferenza e la morte di esseri
viventi.
Per la protezione dal freddo è semplicemente ridicola come scusa, perché c'è l'imbarazzo
della scelta tra tessuti che proteggono dal freddo.
Si può essere protette dal freddo, belle ed eleganti senza pelliccia.
Mukkola on web
scrivi a mukkola@direfarepensare.it
Per informazioni:
www.agireora.org
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