Avvocata Susanna Lollini
Faccio subito una premessa, perché sia chiaro il punto di vista dal quale partono le mie considerazioni:
personalmente sono assolutamente contraria a qualunque pur remota disponibilità a ridiscutere della legge.
Non mi fido in alcun modo dei politici che dovrebbero in questo Parlamento difendere il diritto delle donne, acquisito con quella legge (che fu tanto combattuta a suo tempo), ad una “procreazione cosciente e responsabile”.
Quella legge è il frutto di discussioni appassionate, a volte feroci, di anni di lotte,
di manifestazioni e picchetti, abbiamo combattuto con tutte le nostre forze per ottenere qualcosa che alla fine era molto meno di quanto avremmo voluto, ma certo molto più di quello che si poteva sperare.
Di fatto, per quanto carente e moralista, quella legge ha ottenuto negli anni dei buoni risultati.
Rimetterla in discussione adesso non ci garantirebbe affatto di poterla migliorare, al contrario sono certa che sarebbe peggiorata!
Venendo alla legge.
Il suo impianto si basa sull’affermazione di principio che la maternità ha un valore sociale e che una donna deve poterla scegliere liberamente senza imposizioni esterne di alcun tipo e che l’aborto non è un mezzo di controllo delle nascite.
Da ciò discendono alcune fondamentali conseguenze, demandate sostanzialmente per intero ai Consultori:

A distanza di anni restano i dubbi e i problemi che erano evidenti allora e che la legge non risolveva:
l’esiguità dei mezzi a disposizione dei Consultori rispetto al carico di lavoro loro demandato;
la loro scarsa diffusione in molte regioni d’Italia;
la scarsa corrispondenza tra le intenzioni e le affermazioni di principio e la realtà;
la distorsione di certe buone intenzioni (aiutare le donne che ricorrono all’interruzione di gravidanza solo perché non si possono permettere di avere un figlio che altrimenti vorrebbero) in una pesante pressione morale, spesso imputabile alla presenza nei Consultori di (attivissimi e solerti) rappresentanti del Movimento per la Vita, che prima induce la donna a sentirsi in colpa per convincerla a desistere da un proposito, senza poi affrontare il carico umano di una maternità non voluta; l’incidenza dell’obiezione di coscienza, paralizzante in certe realtà regionali, cui non corrisponde alcuna reale garanzia di prestazione del servizio (pure imposta dalla legge).
Ma nonostante tutti i problemi e le disfunzioni,
questa legge con tutte le sue imperfezioni e lacune, con tutto il suo paternalismo (ivi compresi i sette giorni di ripensamento), ha ottenuto in larga parte il suo scopo, quello cioè di sconfiggere l’aborto clandestino, e consentendo buoni margini di autodeterminazione a moltissime donne ha ridotto il numero di aborti, in parte anche per una maggiore consapevolezza e dimestichezza con i mezzi anticoncezionali.
Attualmente, valutando il totale appiattimento dei nostri politici (soprattutto uomini, ma non solo) sulle posizioni più retrive delle gerarchie ecclesiastiche, rendersi disponibili a modificare la legge, sia pure con le migliori intenzioni (eliminare ad esempio i sette giorni di ripensamento), rischierebbe piuttosto di aprire il varco limitazioni e restrizioni fino ad ora impensabili.
Avv.ta Susanna Lollini
LLI
Famiglie Arcobaleno
Qualche parola sull'Autrice
Scrivi all'Autrice
Progetto Jamila
Fondazione Pangea
La Fondazione Pangea Onlus dal marzo 2003 lavora con le Donne afghane. Grazie
al microcredito concesso alle donne insieme
a Pangea possiamo far ripartire la speranza