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Sulla pelle delle donne: l'aborto ed il controllo sulle donne nel Mondo

… alle donne che non possono scegliere

Tiziana Ficacci


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di Viscontessa


L’aborto è legale, con molte limitazioni,in quasi tutti i paesi del mondo. Il 98% dei paesi, dove vive il 96% della popolazione mondiale, riconosce come motivazione legale per interrompere la gravidanza, il pericolo di vita per la madre.

Si calcola che in questi paesi vengano eseguiti circa 25 milioni di aborti all’anno. Complessivamente, il 62% dei paesi con il 75% della popolazione mondiale, considera la necessità di salvaguardare la salute fisica delle donne come motivazione per abortire legalmente, sebbene le definizioni di rischio per la salute siano molto diverse.

La tutela della salute costituisce un fondamento legale per l’89% dei paesi industrializzati, ma solo nel 52% dei paesi in via di sviluppo. Indipendentemente dallo status legale, le posizioni individuali sull’aborto variano ampiamente all’interno di ciascun paese.

Compiere un aborto è una delle procedure mediche più semplici e prive di pericoli. Ma, quando viene eseguito in condizioni non sicure, l’aborto può costituire un danno notevole per la salute. Circa 70.000 donne muoiono ogni anno a causa di aborti a rischio, e un numero altissimo soffre di infezioni e subisce lesioni e traumi.

Si calcola che vengano praticati circa 20 milioni di aborti a rischio ogni anno, il 90 % dei quali nei paesi in via di sviluppo. Ma la legalità non garantisce la sicurezza automaticamente. Ad esempio l'intervento può essere poco sicuro dove la possibilità di usufruire del servizio viene ostacolata da procedure burocratiche (ad esempio in Italia per l’alto numero di medici obiettori e per il divieto di scegliere la struttura privata). Molte, se non tutte le donne che ricorrono all’aborto, userebbero la contraccezione se ne avessero la possibilità. In Nigeria solo il 10% delle donne ha accesso alla contraccezione. In Bolivia solo il 7%.


Morti causate da aborti clandestini*

#Nel mondo in totale: 70.000
#Nelle regioni più sviluppate: 600
#Nelle regioni meno sviluppate: 69.000
#Nord America: (dato statistico trascurabile)
#America latina e Caraibi: 6.000
#Africa: 23.000
#Europa: 100
#Ex Unione Sovietica: 500
#Asia: 40.000
#Oceania: 500

*Fonte:Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) Maternal Health and Safe Motherhood Programme


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Un rapporto dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, presentato dalla socialista austriaca Gisela Wurm chiede che l’aborto diventi legale in tutti gli stati europei e che si riducano gli ostacoli là dove è già consentito. Oggi l’aborto a richiesta è in teoria consentito in tutti gli stati membri del Consiglio d’Europa salvo Andorra, Malta, Irlanda e Polonia.

Tuttavia anche negli stati membri in cui l’aborto è legale le condizioni non sono sempre tali da garantire alle donne un effettivo accesso a questo diritto. La mancanza di strutture sanitarie locale, di dottori pronti a effettuare aborti, i ripetuti consulti medici richiesti , il tempo concesso per poter cambiare idea e quello di attesa per l’aborto hanno il potenziale di rendere più difficile l’accesso all’aborto, o , in pratica, addirittura impossibile.

>Negli Usa sempre meno aborti Secondo i dati forniti dall’Alan Guttmacher Institute, un istituto di ricerca newyorkese impegnato nella educazione sessuale dei giovani, negli Stati Uniti una donna su 5 decide di non portare a termine la gravidanza. All’inizio degli anni Ottanta il rapporto era di 1 a 3. Nel 1990 le interruzioni volontarie di gravidanza erano state 1,6 milioni, quindici anni più tardi sono il 25% in meno e la media è di 19,4 aborti ogni mille donne incinte tra i 15 e i 24 anni.
Secondo Rachel Jones, ricercatrice del Guttmacher, le ragioni di questa diminuzione sono dovute ad un aumento dell’uso dei contraccettivi. In Sudamerica In Messico l’aborto è stato appena introdotto, in Uruguay il socialista Vasquez ha posto il veto.

In Brasile il presidente Lula ha chiesto al ministro della Salute Temporao di facilitare l’accesso all’intervento, ma i gruppi religiosi evangelici sono contrarissimi e chiedono lo statuto del nascituro fin dal concepimento, però, al contrario del nostro "movimento per la vita", sono favorevoli alla diffusione della contraccezione.
In Nicaragua il sandinista Ortega ha poggiato la sua ultima campagna elettorale facendo votare dal suo partito l’abolizione anche dell’aborto terapeutico per accattivarsi la simpatia della chiesa.

Cristina Kirchner, da ottobre scorso presidente dell’Argentina, deve, tra l’altro, la sua elezione alla difesa del diritto di aborto contro la sua competitrice Elisa Carrio che ne voleva l’abolizione. In Spagna la rielezione del primo ministro fa sperare che l’accesso all’ivg sia facilitato. Infatti dovrebbe essere modificato l’art. 417 bis del codice penale in modo di rendere sempre possibile l’aborto entro le 14 settimane su semplice richiesta e senza l’autorizzazione del medico.

In Israele si può abortire dopo la 22° settimana, ma se il feto presenta malformazioni o è frutto di una violenza, o se la donna ha meno di 17 anni si può abortire praticamente durante tutta la gravidanza. Purché si sia autorizzate da un ginecologo e un assistente sociale.
Alcuni membri dello Shas, piccolo partito ultrareligioso ma ago della bilancia di fragili coalizioni, ciclicamente prova a portare alla knesset modifiche, che, fino ad oggi, sono state respinte.

Nella Cina olimpica continuano le pratiche barbare della sterilizzazione e degli aborti forzati, praticati anche negli ultimi mesi di gravidanza.
L’art. 49 della Costituzione cinese obbliga le coppie alla pianificazione famigliare, e, messe davanti alla scelta del figlio unico, soprattutto nelle zone rurali si preferisce un maschio Le Nazioni Unite, attraverso il segretario generale Ban ki-Moon, ha riconosciuto che attraverso la pratica della selezione sessuale prenatale, un numero imprecisato di femmine viene abortito.
Il Tibet viene considerato una minoranza ed è esentato dalla politica del figlio unico. Ma, nei fatti aborto forzato e sterilizzazione sono usati per compiere il genocidio. Stando alle cifre diffuse dalla Tibetan Women’s Association, il 20% delle donne tibetane è stata sottoposta a sterlizzazione. Nell’aprile del 1994 a Nuova Delhi ci fu una grande manifestazione tibetana contro gli aborti forzati.
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Tiziana Ficacci
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Qualche parola sull'Autrice


Tiziana Ficacci romana, giornalista. Fine ed arguta polemista, pesca nel vasto mare della letteratura piccole perle che a volte generosamente ci regala. Da sempre impegnata in politica e per le donne. Collabora, con una pagina fissa, allo storico sito, orgogliosamente laico e libertario www.nogod.it
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