Tiziana Ficacci
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Pochi minuti. Si telefona, si dicono i giorni di ritardo, viene fissato l’appuntamento.
Quel giorno si incontrerà un ginecologo che constaterà lo stato della gravidanza e procederà all’aborto.
Questo in tutto il Regno Unito dove un call center attivato dalla Marie Stopes
(http://www.mariestopes.org/uk)
rende facile, rapida e priva di sofferenza per la donna l’interruzione volontaria della gravidanza.
La Marie Stopes International è una organizzazione privata inglese
che prende il nome dalla biologa scozzese
che dedicò la sua vita alla emancipazione e alla salute delle donne.
Da circa un mese la Marie Stopes
ha inaugurato la linea dopo una fase sperimentale di sei mesi in cui 650 donne si erano rivolte
al centralino dell’associazione che è attiva anche per l’informazione sulla contraccezione,
in particolare degli adolescenti di entrambi i sessi, e sulle malattie a trasmissione sessuale.
L’intervento ha un costo che si aggira tra le 700 e le 1.000 sterline e la privatezza è garantita.
In Italia l’aborto è legale solo se praticato presso una struttura pubblica del Servizio sanitario
nazionale o strutture private convenzionate e autorizzate dalle Regioni.
Come sappiamo le procedure burocratiche della legge 194 – che nonostante le sue carenze
ha migliorato notevolmente la vita delle italiane – sommate alle lente strutture pubbliche,
porta ad una allungamento dei tempi tale che l’intervento diventa da una semplice aspirazione a
una vera e propria operazione chirurgica.
Per questo le donne che hanno qualche soldino in più ricorrono a
tranquille cliniche private (spesso religiose) dove operano medici "compiacenti". Alcuni ricalcano
le gesta dei cucchiai d'oro, altri non abbandonano le loro pazienti ai tempi lunghi di una legge "illiberale".
Noi siamo pronte a discutere della depenalizzazione dell’aborto e dell’abolizione dell’obiezione
di coscienza nel Servizio sanitario nazionale.
Tiziana Ficacci
nacque a Edimburgo nel 1880, figlia di Charlotte Carmichael
prima donna scozzese ad ottenere una laurea e impegnata per il voto alle donne, e di Henry,
illustre scienziato.
Marie Stopes, biologa, si sposò nel 1911, ma divorziò presto dal marito
che contestava la sua appassionata militanza nella Women’s Freedom League.
Esperienza che Stopes tradusse nel libro "Married Life" che sosteneva la parità
tra uomo e donna all’interno del vincolo e la necessità per la donna di avere una piena
autonomia economica e intellettuale.
Il libro,
pubblicato nel 1918, vendette duemila copie in dieci giorni.
Stopes, dopo l’incontro con l’americana Margaret Sanger,
nota attivista del controllo delle nascite, decise di avviare una
grande campagna di contraccezione che salvasse le donne da gravidanze
non desiderate e da aborti insicuri.
La sua campagna trovò un primo ostacolo
nella Chiesa d’Inghilterra, ma nonostante le contestazioni nel 1921
diede vita alla Società per il controllo delle nascite, un antenato
del moderno consultorio. Lavorò fino alla morte (nel 1958) al suo giornale Birth Control News.
Oggi il suo nome è pronunciato con rispetto e gratitudine da tutte le donne.
Angela Segre
di Jason Reitman, con Ellen Page, Michael Cera
Lanciato dal festival di Toronto, Oscar per la sceneggiatura, vincitore alla Festa del cinema di Roma.
Costato 7 milioni di $ ne ha incassati 155 solo sul mercato nordamericano.
La storia è semplice: la sedicenne Juno dopo un rapporto sessuale con un suo coetaneo rimane incinta.
Dopo essersi recata in una clinica per abortire decide per la gravidanza per poi dare il bimbo in adozione
a una coppia di trentenni belli e ricchi.
Lietta Tornabuoni commentando il film sulla Stampa
ha scritto che Juno è stato strumentalizzato "da pervertiti che godono
a vedere sullo schermo una ragazzina con il corpo deformato dalla gran pancia della gravidanza avanzata".
Certo è che in nessuna parte del mondo questo film ha scatenato l’entusiasmo dei linciatori
dell’aborto che ne hanno fatto una sorta di manifesto per raccogliere consensi.
La giovane sceneggiatrice Diablo Cody e la giovanissima protagonista Ellen Page,
rifiutano che il film possa essere interpretato come un manifesto antiabortista.
Del resto, come si chiede Natalia Aspesi su Repubblica "perché un film dove una ragazza che decide
di non abortire viene immiserito, stravolto, avvilito, fino a essere ridotto a un film antiaborto?"
Juno suonicchia la chitarra, indossa una microgonna sui jeans,
ha un papà che non si sorprende della sua gravidanza, una matrigna affettuosa, un fidanzatino assente.
Juno sceglie i genitori adottivi per il neonato, che nel frattempo litigano,
ma convinta che la donna scelta sarà una brava mamma Juno le consegnerà comunque il neonato.
Un viaggio allegorico dall’immaturità (di rimanere incinta casualmente)
alla responsabilità (di affidare il neonato ad una donna sola).
Tiziana Ficacci

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