Viscontessa
Non riesco a parlare della 194, più ci penso più mi va il sangue al cervello,
più mi imbatto nell'ipocrisia con la quale tutti trattano l'argomento più mi pare di sprecare
fiato ad affrontare l'argomento.
La verità è che mi sento violentata ogni volta che qualcuno mette in discussione
una legge che non solo funziona, ma restituisce alle donne quel briciolo di umanità
negata da una società che ci vuole ancora solo e soltanto sante o puttane.
Il problema è che siamo arrivati a parlare della maternità come se fosse un miracolo
e siamo tornati a pensare che in quanto potenziali
fautrici di miracoli, le donne vadano protette con la stessa cura con la quale, in altri paesi,
le si proteggono dagli sguardi indiscreti con il burka e questa mentalità è talmente diffusa
e talmente radicata, che persino nel difendere una legge come la 194 si rischia di commettere
l'errore di parlarne soltanto in termini di pena, di strazio, di devastazione interiore che provano
le donne costrette ad abortire.
Ma se dici una cosa così sei un mostro, sei un'insensibile, un'egoista
che non vale neanche la pena di ascoltare mentre ben vengano i racconti delle madri coraggio
quelle che a dispetto di tutto e di tutti, portano avanti la loro gravidanza rovinando poi magari la loro vita,
quella dei loro figli e di chi gli sta intorno.
Il fatto è che quando si parla di donne che interrompono
la gravidanza, da una parte si pensa a delle incoscienti che usano l'aborto
come anticocezionale e che per questo vanno interdette e private del loro libero arbitrio,
dall'altro si pensa a donne sfortunate, sfigate, maltrattate,
distrutte e devastate da situazioni pesantissime che non possono
affrontare e tanto per cambiare ci si dimentica che nel mezzo ci sono tutte le altre donne,
donne normalissime, scrupolose, attente e coscienziose che sono inciampate in incidenti
di percorso e hanno scelto di abortire perchè in quel momento
era la cosa migliore che potessero fare.
Donne, e parlo di tantissime amiche, che hanno vissuto quel momento
con dolore, ma che non per questo sono delle disgraziate o delle cattive madri o pessime donne.
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