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Uno sguardo al passato : la dittatura fascista e le donne

dossier 194 ...per le donne che non hanno scelta



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Come il papa e Mussolini divennero amiconi


"...Per contrasto, l’Italia pose il problema demografico in termini neomercantilistici, e la dittatura giustificò le proprie "battaglie" demografiche in chiave di salvezza nazionale. Tale concezione rivestì nei confronti delle donne conseguenze immediate. Lo Stato si proclamava l’unico arbitro della salute pubblica e in linea di principio esse non avevano alcun potere di decisione riguardo alla procreazione dei figli...
...In realtà la politica economica intesa a comprimere i consumi per ridurre le importazioni e favorire le esportazioni, oltre ad aggravare le diseguaglianze sociali, può aver accresciuto gli ostacoli economici alla procreazione e aumentato le differenze di fertilità tra aree urbane e rurali.
Impedendo le riforme nel tentativo di ridurre tali fattori frenanti, il fascismo cercò di imporre le gravidanze proibendo l’aborto, la vendita di contraccettivi e l’educazione sessuale"

Questi brani tratti dal volume V dedicato al '900 de "Storia delle donne", di Duby - Perrot e per cui ringraziamo il sito www.femminismo-a-sud ben sintetizzano la politica che la dittatura fascista, una dittatura tanto crudele ed ottusa quanto fanfarona e velleitaria, adottò nei confronti delle donne.
Mentre già negli anni '30 paesi come la Svezia, per affrontare i problemi demografici loro propri, compresero che occorreva fare in modo che Stato e società fossero di supporto alle donne, adottavano, dunque, politiche all'avanguardia, socializzando alcuni servizi, istituendo mense pubbliche e asili, incoraggiando le donne a lavorare, in modo che la scelta di fare figli fosse meno rischiosa o arbitraria, il fascismo, nella politica demografica, come nel resto delle sue politiche, cercava più il plauso demagocico, il facile slogan privo di contenuti che la soluzione dei gravi problemi esistenti in un Paese ancora a base rurale, assai arretrato, sia economicamente, sia culturalmente, sia dal punto di vista del progresso tecnico-scientifico.
Per quanto si giri e rigiri la frittata, nella realtà di allora, come in quella democratica di oggi la politica demografica e le politiche rivolte alle donne giravano e girano essenzialmente su due cardini:

LA CULTURA IN ITALIA: IL FASCISMO TRA VELLEITA' MODERNE E BIGOTTISMO DA PARROCCHIA Se nel 1921/29 non vi fosse stato di fatto lo sguardo benevolo delle gerarchie politiche liberali che miopamente, insieme a Re, non vollero bloccare sul nascere le squadracce fasciste, squadracce che, lo ricordiamo avevano anche il provvido contributo degli agrari e degli industrilai, non staremmo probabilmente a parlare di fascismo. Al fianco della (in)cultura rozzamente nazionalista e prevaricatrice del movimento fascista si pose però anche la cultura pretesca. Le gerarchie ecclesistiche dell'epoca contribuirono in modo deciso all'ascesa di Mussolini. Mussolini stesso anzi da fanfarone miscredente si trasformò in ciò che possiamo definere con termine moderno ateo-devoto, ricercando in ogni modo l'alleanza con la Chiesa. Il suo sforzo non fu troppo gravoso e la Chiesa ben gli venne in contro riuscendo a dare nulla (i Patti lateranensi del 1929 riconoscevano ciò che di fatto era realtà da lungo tempo: la Chiesa aveva perso il potere temporale!) in cambio di molti provvidi aiuti, economici sopratutto.
Questa impronta pretesca, che alla fine assunse il fascismo stesso, che con i suoi riti e miti, che con l'acritco prostituirsi della ragione ad un solo individuo, venerato come un piccolo dio, quasi scimmiottava i riti religiosi [Il vero fascista, diceva un decreto doveva sempre essere pervaso dal misiticismo], pesò e molto proprio per ciò che concerne la modernizazzione della società italiana e la visone che il paese aveva delle donne e del loro ruolo nella società. La presenza della Cheisa cattolica, religione ufficiale, nella società divenne infatti, se possibile ancora più massiccia. Le donne nell'una e nell'altra gerarchia erano esseri da controllare, da controllare in particolare nella sessualità, le donne dovevano servire la Nazione sopratutto essendo buone madri e buone mogli, ovvero essendo sottomesse alle gerarchie maschili. La chiesa cattolica come il fascismo di fatto fecero di tutto per impedire l'emancipazione femminile, il regime in particolare scoraggiò il lavoro delle donne ed incoraggio una visone vagamente "piccolo borghese" di queste ultime, dipinte ad ogni piè sospinto come "angeli del focolare"
Lo "svaticanamento dell'Italia" dei vari Marinetti si rilevò perciò quel che era: aria fritta. Sotto il fascismo semmai vi fu una ulteriore "vaticanizzazione" del Paese dato che, eliminate le organizzazioni anche culturali e di svago legate al socialismo, le uniche associazioni che non fossero di partito rimaste in piedi, furono proprio quelle ecclesistiche. Tali organizzazioni cattoliche, come quelle prettamente fasciste, [Le figlie della Lupa, Le giovani italiane] ovviamente predicavano la visone più retriva e trita della donna, esaltandone solo e soltanto le qualità domestiche. L'Italia restava, dunque, nel consesso delle Nazioni occidentali ancora una volta un Paese arretrato, in cui gerarchie ecclesiastiche e dittatura si mosrtarono i più temibili nemici dell'emancipazione delle donne ed in generale di una modernizzazione, purtroppo anche all'Italia liberata scontò per anni anche da questo punto di vista una profonda arretratezza culturale e sociale.
LA POTENTE LEVA ECONOMICA E LA FOLLE POLITICA DEMOGRAFICA
Durante il ventennio fascista l’economia ed i settori industriali in Italia si svilupparono molto più lentamente che nel resto d’Europa. L’italia fece è vero dei progressi, in particolare dal punto di vista di uno sviluppo del settore industriale, sviluppo che segnò una diminuizione delle persone occupate in una agricoltura che, anche per evidenti motivi orogeologici, era povera e scarsamente innovativa, di conseguenza aumentarono sia i lavoratori delle industrie sia gli occupati nel terziario, mentre nel contempo la popolazione dalle campagne, sempre più si spostava nelle città e nelle cittadine medio-grandi.

Questi progressi però non facevano del nostro paese un paese che potesse stare alla pari con le altre nazioni europee più sviluppate, Inghilterra, Francia, Germania. Ancora negli anni ’30 il reddito medio di un italiano era circa la metà rispetto a quello di un francese, un terzo di un inglese e con quello medio USA non vi era paragone (1/4 circa) . Gli italiani poi spendevano gran parte del proprio reddito in beni alimentari ma mangiavano incomparabilmente peggio degli inglesi, francesi e americani, alimenti quali il latte o la carne venivano scarsamente consumati e il caffè era un vero lusso. Non andava molto meglio con altri beni di consumo più moderni, come ad esempio le macchine, il telefono o le radio. In tal caso lo scarto era enorme: come esempio portiamo quello della radio, su 6 inglesi uno possedeva la radio in Italia invece uno su 40. Un panorama dunque nel complesso non troppo allegro segnato da profondi squilibri e da una miseria sotterranea.

In questo contesto già non roseo si inserì poi come una mazza la folle politica demografica del fascismo. Una politica che puntava ad una crescita della popolazione in un territorio già tradizionalmente povero e sovraffolato. Criminalmente il Duce ed i suoi pecoreschi compagnucci di viaggio adottarono provvedimenti volti a premiare i capofamiglia e le famiglie più numerose,
i celibi vennero addirittura tassati e per fare carriera bisognava essere ammogliati. Alle nuove coppie si facevano prestiti da restituirsi se non venivano gli agognati bebè (insieme al corpo si pensava allo spirito e oltre le polizze assicurative il prete consegnava agli sposini l’enciclica Casti connubii di Pio XI)
Tale politica certo poteva fare gola agli speculatori che vedevano di buon occhio la presenza di tante braccia da mandare in officina o nei campi con salari bassi, ma una tale politica risultava alla lunga letale per il Paese condonnandolo ad una eterna arretratezza industriale, economica e sociale.
Fu dunque in questo contesto folle che il corpo delle donne divenne campo di battaglia: alle donne si levò ogni possibilità di controllare le nascite La nascita stessa, non importava in che condizioni fisiche, psichice o economiche avvenisse, diveniva l’unica cosa importante Chiunque o qualunque cosa fosse d’ostacolo per la pazzia demografica del fascismo veniva condannato senza pietà: il codice Rocco puniva infatti sempre e comunque l’interruzione di gravidanza, sia che fosse fatta per salvare la madre sia no.
Continua...
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Come il papa e Mussolini divennero amiconi


Gli articoli e le schede di cui il dossier sulla 194 è costituito sono liberamente fruibili citandone autori e fonte
Hanno contribuito a realizzare questo dossier:
Tiziana Ficacci
Susanna lollini
Pina Vitelli
Viscontessa
Francesco Varrato
Il sito www.nogod.it
Anna Spina

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