"...Per contrasto, l’Italia pose il problema demografico in termini neomercantilistici, e la dittatura giustificò le proprie "battaglie" demografiche in chiave di salvezza nazionale. Tale concezione rivestì nei confronti delle donne conseguenze immediate. Lo Stato si proclamava l’unico arbitro della salute pubblica e in linea di principio esse non avevano alcun potere di decisione riguardo alla procreazione dei figli...
...In realtà la politica economica intesa a comprimere i consumi per ridurre le importazioni e favorire le esportazioni, oltre ad aggravare le diseguaglianze sociali, può aver accresciuto gli ostacoli economici alla procreazione e aumentato le differenze di fertilità tra aree urbane e rurali.
Impedendo le riforme nel tentativo di ridurre tali fattori frenanti, il fascismo cercò di imporre le gravidanze proibendo l’aborto, la vendita di contraccettivi e l’educazione sessuale"
Questi brani tratti dal
volume V dedicato al '900 de "Storia delle donne",
di Duby - Perrot e per cui ringraziamo
il sito www.femminismo-a-sud
ben sintetizzano la politica che la dittatura fascista,
una dittatura tanto crudele
ed ottusa quanto fanfarona e velleitaria, adottò nei confronti delle donne.
Mentre già negli anni '30 paesi come la Svezia, per affrontare i problemi demografici loro propri, compresero che
occorreva fare in modo che Stato e società fossero di supporto alle donne,
adottavano, dunque, politiche all'avanguardia,
socializzando alcuni servizi, istituendo mense pubbliche e asili, incoraggiando
le donne a lavorare, in modo che
la scelta di fare figli fosse meno rischiosa o arbitraria,
il fascismo, nella politica demografica, come nel resto delle sue politiche,
cercava più il plauso demagocico, il facile slogan privo di contenuti
che la soluzione dei gravi problemi esistenti in un Paese ancora a base rurale,
assai arretrato, sia economicamente, sia culturalmente,
sia dal punto di vista del progresso tecnico-scientifico.
Per quanto si giri e rigiri la frittata, nella realtà di allora, come in quella
democratica di oggi la politica demografica e le politiche rivolte alle
donne giravano e girano essenzialmente
su due cardini:
LA CULTURA IN ITALIA: IL FASCISMO TRA VELLEITA' MODERNE E BIGOTTISMO DA PARROCCHIA
Se nel 1921/29 non vi fosse stato di fatto lo sguardo benevolo delle gerarchie politiche liberali
che miopamente, insieme a Re, non vollero bloccare sul nascere le squadracce fasciste,
squadracce che, lo ricordiamo avevano anche il provvido contributo degli agrari e degli industrilai,
non staremmo probabilmente a parlare di fascismo.
Al fianco della (in)cultura rozzamente nazionalista e prevaricatrice del movimento fascista si pose però
anche la cultura pretesca.
Le gerarchie ecclesistiche dell'epoca contribuirono in modo deciso all'ascesa di Mussolini.
Mussolini stesso anzi da fanfarone miscredente si trasformò in ciò che possiamo definere con termine
moderno ateo-devoto, ricercando in ogni modo l'alleanza con la Chiesa. Il suo sforzo
non fu troppo gravoso e la Chiesa ben gli venne in contro riuscendo a dare nulla (i Patti lateranensi
del 1929 riconoscevano ciò che di fatto era realtà da lungo tempo: la Chiesa aveva perso il potere temporale!)
in cambio di molti provvidi aiuti, economici sopratutto.
Questa impronta pretesca, che alla fine assunse il fascismo stesso, che con i suoi riti e miti,
che con l'acritco prostituirsi della ragione ad un solo individuo, venerato come un piccolo dio, quasi scimmiottava i riti
religiosi [Il vero fascista, diceva un decreto doveva sempre essere pervaso
dal misiticismo], pesò e molto proprio per ciò che concerne la modernizazzione della società italiana e la visone che
il paese aveva delle donne e del loro ruolo nella società.
La presenza della Cheisa cattolica, religione ufficiale, nella società divenne infatti, se possibile ancora
più massiccia.
Le donne nell'una e nell'altra gerarchia erano esseri da controllare, da controllare in particolare nella
sessualità, le donne dovevano servire la Nazione sopratutto essendo buone madri e buone mogli, ovvero
essendo sottomesse alle gerarchie maschili.
La chiesa cattolica come il fascismo di fatto fecero di tutto per impedire l'emancipazione femminile,
il regime in particolare scoraggiò il lavoro delle donne ed incoraggio una visone vagamente "piccolo borghese"
di queste ultime, dipinte ad ogni piè sospinto come "angeli del focolare"
Lo "svaticanamento dell'Italia" dei vari Marinetti si rilevò perciò quel che era: aria fritta.
Sotto il fascismo semmai vi fu una ulteriore "vaticanizzazione" del Paese dato che, eliminate le organizzazioni anche
culturali e di svago legate al socialismo,
le uniche associazioni che non fossero di partito rimaste in piedi, furono proprio quelle
ecclesistiche. Tali organizzazioni cattoliche, come quelle prettamente fasciste,
[Le figlie della Lupa, Le giovani italiane] ovviamente predicavano la visone
più retriva e trita della donna, esaltandone solo e soltanto le qualità domestiche.
L'Italia restava, dunque, nel consesso delle Nazioni occidentali ancora una volta
un Paese arretrato, in cui gerarchie ecclesiastiche e dittatura si mosrtarono i più temibili
nemici dell'emancipazione delle donne ed in generale di una modernizzazione,
purtroppo anche all'Italia liberata scontò per anni anche da questo punto di vista
una profonda arretratezza culturale e sociale.
LA POTENTE LEVA ECONOMICA E LA FOLLE POLITICA DEMOGRAFICA
Durante il ventennio fascista l’economia ed i settori industriali in Italia si svilupparono molto
più lentamente che nel resto d’Europa. L’italia fece è vero dei progressi,
in particolare dal punto di vista di uno sviluppo del settore industriale, sviluppo che segnò
una diminuizione delle persone occupate in una agricoltura che, anche per evidenti motivi orogeologici,
era povera e scarsamente innovativa, di conseguenza aumentarono sia i lavoratori
delle industrie sia gli occupati nel terziario, mentre nel contempo la popolazione dalle campagne,
sempre più si spostava nelle città e nelle cittadine medio-grandi.
Questi progressi però non facevano del nostro paese un paese che potesse stare alla pari
con le altre nazioni europee più sviluppate, Inghilterra, Francia, Germania.
Ancora negli anni ’30 il reddito medio di un italiano era circa la metà rispetto a quello di un francese,
un terzo di un inglese e con quello medio USA non vi era paragone (1/4 circa) .
Gli italiani poi spendevano gran parte del proprio reddito in beni alimentari ma mangiavano incomparabilmente peggio degli inglesi, francesi e americani, alimenti quali il latte o la carne venivano scarsamente consumati e il caffè era un vero lusso.
Non andava molto meglio con altri beni di consumo più moderni, come ad esempio le macchine, il telefono o le radio. In tal caso lo scarto era enorme: come esempio portiamo quello della radio, su 6 inglesi uno possedeva la radio in Italia invece uno su 40.
Un panorama dunque nel complesso non troppo allegro segnato da profondi squilibri e da una miseria sotterranea.
In questo contesto già non roseo si inserì poi come una mazza la folle politica demografica del fascismo.
Una politica che puntava ad una crescita della popolazione in un territorio già tradizionalmente povero e sovraffolato.
Criminalmente il Duce ed i suoi pecoreschi compagnucci di viaggio adottarono provvedimenti
volti a premiare i capofamiglia e le famiglie più numerose,
i celibi vennero addirittura tassati
e per fare carriera bisognava essere ammogliati. Alle nuove coppie si facevano prestiti
da restituirsi se non venivano gli agognati bebè (insieme al corpo si pensava allo spirito
e oltre le polizze assicurative il prete consegnava agli sposini l’enciclica Casti connubii di Pio XI)
Tale politica certo poteva fare gola agli speculatori che vedevano di buon occhio
la presenza di tante braccia da mandare in officina o nei campi con salari bassi,
ma una tale politica risultava alla lunga letale per il Paese condonnandolo ad una eterna arretratezza
industriale, economica e sociale.
Fu dunque in questo contesto folle che il corpo delle donne divenne campo di battaglia:
alle donne si levò ogni possibilità di controllare le nascite
La nascita stessa, non importava in che condizioni fisiche, psichice o economiche avvenisse, diveniva l’unica cosa
importante
Chiunque o qualunque cosa fosse d’ostacolo per la pazzia demografica del fascismo
veniva condannato senza pietà: il codice Rocco puniva infatti sempre e comunque l’interruzione di gravidanza,
sia che fosse fatta per salvare la madre sia no.
Continua...
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Gli articoli e le schede di cui il dossier sulla 194 è costituito
sono liberamente fruibili citandone autori e fonte
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