"E che cosa è l’antisionismo? E’ negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. E’ una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo."
Martin Luther King
Tiziana Ficacci
Dall’8 al 12 maggio Israele, i suoi libri e i suoi autori,
saranno ospiti della Fiera del Libro di Torino.
Il Presidente Giorgio Napolitano non potrà essere accolto
con lo sventolio delle bandiere israeliane perché il prefetto
le ha vietate temendo la reazione degli intolleranti che vorrebbero vietare una manifestazione
in cui si parla di libri e di idee. E’ disperante constatare che i rigurgiti di antisemitismo,
pure se travestiti da antisionismo – disvelamento di un’ipocrisia perché l’antisionismo è
la negazione della fonte ispiratrice dello stato ebraico - cominciano a far paura anche
a chi antisemita non è. E’ tragico quando l’accettazione del ricatto da parte di pochi,
fa prevalere la logica del quieto vivere.
"Come addolcire i giorni, se non con le parole?
Bambini sentiranno e danzeranno sognanti
Anziani scorderanno il loro cuore malvagio
Ragazze asciugheranno le lacrime
Nathan Zach
Tiziana Ficacci
In principio c’è la lingua. Che è l’ebraico e che la memoria dice che è la lingua che D-o
ha usato come mattone per costruire l’universo. Non so così tanto, ma è una lingua antichissima
e insieme moderna: un alunno delle elementari è in grado di leggere il sillabario e la bibbia -
un libro scritto oltre tremila anni fa - uno studente italiano di liceo ha difficoltà
a decrittare una pagina di Dante. Nell’ebraico esiste il passato e il futuro che non sono solo verbi,
ma due modi di essere e di agire; è una lingua pronta a ricevere nuovi idiomi, che ingloba aggiungendo
un suffisso, un accento.
Una lingua antichissima per un paese appena sessantenne e ricco di contrasti:
nato dal nulla della storia, composto da una minoranza religiosa - ma molto vistosa -
e una maggioranza laica; il rapporto tra il collettivo - la vita nei kibbutz -
e l’esaltazione dell’individuo tipica di una società dell’occidente avanzato;
il paesaggio che cambia nel giro di pochi chilometri alternando il deserto al mare,
la campagna alla città. Altro grande contrasto che vive il paese e quello tra askenaz e sefarad,
cioè gli ebrei arrivati dall’Europa nordorientale e quelli giunti dai paesi arabi e orientali.
Il che da vita a una popolazione dove il colore della pelle è diverso e dove ognuno porta una
sua lingua che integra con quella del posto. E poi il contrasto tra Gerusalemme,
la città di pietra e del silenzio, e Tel Aviv, la città di sabbia e della leggerezza.
E poi, c’è il Mar Morto, il punto più basso della Terra… e ancora c’è l’identità ebraica che spazia
tra esilio e ritorno, tra nostalgia della Terra di Israele (Haaretz Israel)
e il movimento, fra la diaspora e il ritorno.
La letteratura israeliana è il proseguimento di una letteratura ebraica che dura da qualche migliaio d’anni,
è l’avere un piede nel passato e uno nella modernità,
è coniugare una storia vecchia di secoli, l’ebraismo, con la coscienza
di sé e la normalità del quotidiano.

Nel 1932 l'Inghilterra aveva già riconosciuto l'indipendenza all'Iraq,
Pochi decenni dopo anche la Transgiordania divenne un regno indipendente.
Come gli inglesi, così anche i francesi avevano poi riconosciuto indipendenza
alle loro colonie, Siria e Libano. L'Egitto già nel 1922 era formalmente un regno
autonomo.
Transgiordania, divenuta poi Giordania, Egitto, Siria, Arabia Saudita, Libano, Yemen, Iraq
nel 1945 costituirono la Lega Araba
La lega, nata con ambizioni federaliste olrte che di cooperazione economica vide in questi primi anni
come principali protagonisti il Regno di Giordania e quello egiziano.
Nel 1917, quindi in piena I Guerra Mondiale, l'Inghilterra, con la dichiarazione
del Ministro degli Esteri Balfour, aveva legittimato il sogno sionista di una terra
libera e sicura per gli ebrei. Quell'anno fu cruciale per i destini
della guerra e l'Inghilterra, come l'America, che si alleò con le potenze europee, tenevano,
in una area difficile, all'appoggio delle attive
e battagliere organizzazioni sioniste.
Wilson stesso appoggiò la "dichiarazione Balfour"
dando così il via ai primi insediamenti israeliani in Palestina, zona che,
lo ricordiamo, era contesa tra Gli Imperi Centrali [Germania e Austria-Ungheria, Impero Ottomano, Bulgaria]
e l'Intesa [Russia, Francia e Regno Unito]
Finita la Prima Guerra Mondiale e crollato l'Impero Ottomano negli anni '20 la tensione
tra arabi e israeliani non si smorzò, ma piuttosto si acuì.
Nel 1939 l'Inghilterra, intanto, si era impegnata a rendere indipendente entro una diecina di anni
l'area. Lo scoppio della II Guerra Mondiale, la follia nazista e fascista che trascinò nel buio e nella morte
sei milioni di ebrei, ovviamente, non fecero che rendere ancora più vigorosi
gli sforzi delle colonie ebraiche palestinesi, affinchè i fratelli europei potessero trovare
pace e scampo in Palestina.

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Tiziana Ficacci
Tre donne interessanti: Lily, sensuale igienista dentale
cicciona e felice, Ninush, ex prostituta arrivata dalla vecchia Unione Sovietica incurante della sua bellezza e dell’ascendente che ha sulle persone, Mikhaela, dinamica tassista che ha tirato su 5 figli da sola e che non sa sottrarsi alle vicende dei suoi passeggeri. Una sera Lily incontra Taro, il suo primo amore, che nel frattempo è diventata donna e che le regala un cucciolo di tigre. E’ un romanzo insolito di emancipazione, solidarietà e volontà, ambientato nella vivace realtà sociale di Israele. Kimhi è ucraina e si è trasferita a Tel Aviv nel 1972. E’ anche attrice.
Tiziana Ficacci
Il commissario Ohayon deve scoprire gli intrighi che si nascondono dietro la morte di due membri del dipartimento di Letteratura dell’Università di Gerusalemme. Il commissario, estimatore di poesia, squarcia il velo di perbenismo che pervade il dipartimento, mentre l’indagine poliziesca e l’indagine letteraria finiscono per sovrapporsi fino ad arrivare alla sconvolgente verità. Un romanzo che rompe lo schema classico del poliziesco.
Batya Gur (che purtroppo è morta un paio d’anni fa), ha ambientato questo romanzo in un ambiente che conosceva bene perché è stata docente di Letteratura presso l’Università di Gerusalemme.
Tiziana Ficacci
40 chilometri dal confine d’Israele, sud del Libano, anno 2000. Beaufort,
ultimo avamposto israeliano, giovanissimi soldati di Tshal montano la guardia.
Sotto la montagna il fiume Litani scorre nella verde campagna libanese.
Gli Hezbollah tutt’intorno, forti silenziosi e pericolosi. Con un linguaggio da caserma,
duro ma rispettoso degli omosessuali, descrive che cosa è oggi per i figli di Haaretz
la vita militare. Una sorta di terapia di gruppo dove esiste una libertà individuale inimmaginabile in altri eserciti.
I ragazzi parlano della stanchezza di una guerra continua, di sesso, di quello che faranno poi. Fumano e non solo… giocano a mai più: si dice il nome dell’amico morto e ognuno deve completare la frase, dire cosa non farà mai più.
Tiziana Ficacci
Nel 1947, al momento della nascita dello Stato di Israele
sancito dalla risoluzione delle Nazioni Unite, c’erano 630mila
ebrei e circa la metà di arabi (musulmani e cristiani).
Nel 1975 guerre e migrazioni avevano invertito il rapporto: tre milioni di ebrei,
il doppio dei palestinesi. Oggi l’alta natalità degli arabi li porta alal parità:
nel 2005 4milioni e mezzo contro 5milioni e 234mila ebrei.
Secondo uno scenario di alto incremento demografico, nel 2020
ci sarà il sorpasso con quasi 7milioni di ebrei e 8milioni e mezzo di palestinesi.
Per il demografo, di origine toscana, sarebbe auspicabile lo sviluppo separato
dei due Stati per ridurre l’impatto della demografia nell’alimentare il conflitto esistente.

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