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La vittima: Al rogo, al rogo!

Inciviltà: in Italia chi denuncia violenze o prepotenze è troppo di frequente messo alla gogna

Nel nostro sciagurato Paese manca totalmente la cultura della vittima.
Troppo spesso e con troppa leggerezza, si dice della vittima che è "pazza", "complottarda", "fantasiosa" Lo si disse con chi, per primo, cercò di denunciare il regime di violenza mafioso, lo si disse delle vittime del regime mafioso, che imperterrito governa e governava tre regioni italiane. Anzi si arrivò a dire che chi parlava di mafia fosse un lunatico, un pazzo, un povero mentecatto. Si negò e si nega, tutt'ora, l'evidenza: "la mafia? la mafia non esiste!"

In occasione, poi, delle orrende vicende che hanno coinvolto bimbetti di tre o quattro anni, nessun benficio del dubbio, ampiamente e giustamente concesso ai presunti colpevoli, viene concesso alle vittime presunte, anzi in pubblica piazza mediatica, l'avvocato difensore di un presunto colpevole può affermare, senza contradditorio alcuno, che, in fondo, i bambini si sa, son dei conta frottole.

Che tale cinica assenza di una "cultura della vittima", una cultura volta, cioè, a difendere la dignità della vittima presunta, colpisca anche bambini che, se hanno subito violenza ne sentiranno le conseguenze per tutta la vita, dà la misura di quanto in basso stia cadendo il livello di civiltà nel nostro disgraziatissimo Paese,


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