L'Italia in guerra
Improvvisazione, vanagloria, stupidità
Il 10 giugno del 1940 Mussolini da Palazzo Venezia annunciò l'ingresso in guerra al fianco della Germania di Hitler.
L'anno prima, maggio del 1939, il Duce aveva stipulato il "patto d'acciaio":
con il patto l'Italia si impegnava a spalleggiare in caso di conflitto per una causa qualsiasi
(quindi anche con la Germania in veste di aggressore di altri Stati) l'alleato tedesco.
Mussolini e la sua corte, Ciano in testa, avevano assunto un simile gravoso impegno con una sconsideratezza e una
leggerezza criminale: l'Italia non era affatto pronta per un conflitto
e sino all'ultimo non si fece nulla per organizzare seriamente le forze armate, nè un'industria di guerra
nè per preparare piani di evacuazione per i civili.
Stupidamete Mussolini contava sulle assicurazione di Hitler circa un guerra lampo;
non pensò che, anche se sconfitta la Francia, alleata dei britannici,
l'Inghilterra avrebbe continuato a lottare con tenacia.
Con una Francia ormai in agonia, Mussolini, vanaglorioso quanto temerario,
annunziò alle gerarchie militari, di cui era geloso,
l'imminente ingresso italiano in guerra con appena due settimane di anticipo.
Con pochi giorni di preparativi i nostri disgraziati militari furono inviati in Savoia il 21 di giugno.
L'offensiva sulle Alpi, con un
avversario quasi già a terra, fu un vero disastro,
ci salvò, come disse lo stesso Ciano, l'Armistizio, ma ci salvò solo in parte: quelle poche settimane di guerra
avevano portato alla distruzione per un quarto della flotta mercantile italiana,
un decimo dei sottomarini ci aveva rimesso le penne, 5000 perdite tra morti e feriti, ma la cosa ancor
peggiore fu che simili prodezze non fruttarono il premio sperato, Nizza o la Corsica, che, infatti,
per volere di Hitler, rimasero alla Francia
L'Italia in guerra
La guerra parallela italiana: un capolavoro di inettitudine e corruzione
Già al suo esordio la Seconda guerra mondiale che un regime inetto e corrotto
combattè, o meglio, fece combattere, agli italiani fu una tragica farsa. Sia nel mediterraneo, sia in Africa
non andò meglio che in Francia.
Nel settembre del 1940 il nostro tronfio dittatore attaccava gli inglesi in Libia (allora Cirenaica).
L'effimero successo durò fino a dicembre: in due mesi gli inglesi si ripresero la Libia,
ma non solo nel 1941, pur avendo riperso momentaneamente la Cirenaica grazie alle truppe di Rommel
corse in aiuto di quelle italiane,
si insediavano trionfalmente in Somalia, Etiopia, Eritrea. Questo giochetto era costato la vita di
140.000 militari italiani, tra morti e feriti.
Mussolini, non pago di simili disastri, nel tentativo di non essere da meno di Hitler che aveva assalito la Romania,
nell'ottobre del 1940 dichiarò guerra alla Grecia, un paese retto anch'esso da un regime simil fascista
e con cui sino a quasi pochi istanti prima vi erano stati
buoni rapporti diplomatici. La Grecia inaspettatamente oppose una dura resistenza all'aggressione e bloccò
nei suoi sentieri di montagna per sei mesi le truppe italiane, che, come era accaduto in Francia, grazie all'incapacità
alla inettitudine e corruzione di gerarchi e capi militari
erano poveramete equipaggiate,
malnutrite e prive di mezzi adatti.
Ancora una volta Mussolini venne frustrato nella sua vanagloria: i tedeschi
bene equipaggiati e bene organizzati intervennero in Grecia e Jugoslavia, ormai i sogni di guerra parallela erano
svaniti e ci si trovava in guerra con un tipo di alleato fanatico, potente, pericoloso che non nascondeva il
suo disprezzo per gli italiani.
La guerra lampo si era trasformata in una lunga
logorante guerra di posizione, i sogni di gloria si erano trasformati in un incubo per gli italiani stretti tra la fame, la guerra,
ed un regime idiota.
L'Italia in guerra
America e Russia decisive per le sorti del conlitto
Due pazzie non fanno una saggezza ed infatti accanto alla follia mussoliniana covava dirompente quella di Hitler e
quella giapponese.
L'uno, immemore della fine di Napoleone, si invischiò nella battaglia decisiva: quella contro l'Unione Sovietica,
gli altri suscitarono l'ira del gigante addormentato: l'America, che con i suoi mezzi, la sua ricchezza il suo peso
si destò, alla fine, e scese in guerra al fianco degli Inglesi. Le due potenze si dimostrarono decisive, in Russia come
a Pearl Harbor si giocarono i destini del Mondo.
Fra il 1942 e il 1943, infatti, l'andamento della guerra subì una svolta decisiva:
gli americani bloccavoano i giapponesi nel Pacifico
e sull'Atlatico fermavano i nazisti.
I russi nel novembre del 1942 chiudevano in una morsa
le truppe tedesche che avevano cercato di assediare Stalingrado, Hitler follemente ordinò di resistere:
a febbraio l'intera armata germanica capitolò.
Il cinismo e la follia mussoliniana fecero si che anche in questa occasione 200.000 disgraziati militari
italiani fossero sacrificati. Spediti in russia con un equipaggiamento ridicolemnte inadeguato moltissimi mai rividero
casa (26.115 morti, 43.166 feriti e 63.684 dispersi secondo le cifre ufficiali)
Intanto anche nel Nord-Africa
gli alleati avevano la meglio e nel maggio del 1943 le truppe italo-tedesche furono costrette alla resa.
Non rimaneva che l'Europa e gli alleati si concentrarono sul vecchio, bistrattato continente,
decidendo che la contro-offensiva sarebbe partita proprio dall'Italia.
Nella conferenza di Casablanca nel gennaio del 1943, infatti, inglesi ed americani si accordarono
per la continuazione della guerra fino alla resa incondizionata dei regimi nazifascisti.
Sul piano tattico decisero quindi che, chiuso il fronte
africano, l'Italia, sia per la sua posizione sia
per le sue evidenti difficoltà, sarebbe stata la testa
di ponte per la riconquista dell'Europa e la sconfitta della follia hitleriana.
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