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di Francesco Varrato
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Alcune cose, si sa, non passano mai di moda. Altre invece passano e poi ritornano,
magari un po’ cambiate, forse stravolte, ma si rifanno vive e magari prosperano pure.
Questo accade sia con gli abiti che con i costumi, nel senso culturale del termine.
Prendete ad esempio la verginità.
Moda, costume o usanza che sia, la verginità è un concetto molto caro
a certe religioni così come a certe amministrazioni pubbliche, non solo italiane.
Ovviamente ad ogni persona in grado di pensare va lasciata
la libertà di decidere cosa fare della propria sessualità,
o almeno così dovrebbe essere entro dei limiti di cui ora parlerò.
Si prenda ad esempio il sovrappopolamento umano del pianeta
Nell’ottica del contrasto a questa tendenza autodistruttiva, la verginità potrebbe essere un utile strumento:
questo, almeno si suppone, è alla base dell'intervento dell'amministrazione Bush nel finanziare diverse
campagne
per l'astinenza. Questo oppure la religione?
Già, il dubbio sorge: in effetti molti dei finanziamenti sono finiti a vari movimenti spin off
della chiesa evangelica statunitense, proprio quella grazie alla quale la suddetta amministrazione è stata eletta.
Facendo uno sforzo di fiducia, così difficile di questi tempi, si ammetta che tali campagne pro-verginità
siano uno strumento usato al solo scopo di contrastare il sovrappopolamento.
Ebbene, seppure così fosse, ciò ancora non esclude il ruolo delle religioni, soprattutto
di quelle che di queste iniziative si allietano.
Risulta facilmente comprensibile quale ruolo ricoprano in casi come questi le religioni:
“Sciagurati coloro che, per non essere scellerati, hanno bisogno della religione”
scrisse Ugo Foscolo nelle Ultime lettere di Jacopo Ortis, né potrebbe altra espressione
rendere meglio ciò che si annida dietro certo uso della fede religiosa.
Quel che è così difficile insegnare, così costoso e che implica delle scelte ragionate,
trova invece un immediato appoggio nella fede appunto, ovvero nell’accettare senza prove, supinamente.
Questo modo di procedere sarà forse ottimale per quel che riguarda il tempo di applicazione di certi precetti,
però fallisce totalmente lì dove si vorrebbe una qualche – anche minima – crescita intellettuale non solo
delle singole persone, ma di un’intera società.
L’istruzione ed il pensiero critico potrebbero portare
a risultati probabilmente migliori,
però a quanto pare si possono attaccare i problemi anche ricorrendo
all’irrazionalità degli esseri umani: questo è tanto più semplice quanto meno si punti ad una loro crescita
culturale e caratteriale.
Questioni riguardanti la società civile vanno dunque, spesso, ad intrecciarsi con questioni riguardanti
le confessioni religiose, con conseguente indebolimento della laicità delle istituzioni.
Così, pure, si può inquadrare ciò che è accaduto per la scelta di quel che dovrebbe
essere il
santo patrono della provincia di Vibo Valentia.
Siccome anche la lottizzazione è una di quelle mode che, fra una pausa apparente
e l’altra, continua a riproporsi nel nostro Paese, ecco che San Bruno e San Francesco da Paola
sono stati nominati (loro malgrado?) protettore e patrono, così da accontentare questo e quel partito.
Nel caso dei santi com-patroni però – sarà forse una limitazione di chi scrive – proprio
non si riesce ad intravedere quello scopo, quell’ utilità sociale invece esplicita
nelle campagne statunitensi pro astinenza.
Una cosa è certa: lì dove confessioni religiose e politica si accompagnano tanto strettamente, difficilmente
si intravede una qualche possibilità di crescita culturale della popolazione.
La ragione è, per certi versi, semplice.
Una confessione religiosa si appoggia alle istituzioni politiche per affermare/confermare
il proprio status quo; le istituzioni politiche si appoggiano alla religione
per scopi propagandistici/utilitaristici (più o meno evidenti che siano);
la cittadinanza nel frattempo è culturalmente schiacciata fra l’incudine della propaganda religiosa
e quella della propaganda politica,
cosicché davvero poco spazio è lasciato al libero pensiero.
Se fosse vero, come sostenne
Henry Louis Mencken, che la religione, al pari della moda, è rispettabile in quanto inutile,
allora non ci si spiegherebbe il motivo di tanto rifiorir di spiritualità e/o religiosità
sia fra coloro che incudine e martello costituiscono, oltre fra coloro che fra incudine e martello si trovano.
Semmai, cosa questa che magari farà piacere a tutti coloro che sono convinti che sia meglio
venire schiacciati piuttosto che volare alti, ci si deve rendere conto che la religiosità
ha un’enorme utilità... peccato che per lenire anche i dolori fisici si resti tanto indietro nell’uso di oppiacei
Francesco Varrato
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