1947: Pakistan da colonia a Stato
La fine della Seconda Guerra Mondiale vedeva anche la fine dell'Impero coloniale Britannico.
L'India, il paese che più di tutti pareva racchiudere la grandezza e la miseria di un intero continente,
sotto la guida di uomini del calibro di Neheru e Gandhi, già nel 1941 aveva ottenuto lo stato di dominion
che, di fatto, portava il gigante indiano ad un passo dalla piena indipendenza.
Finito lo spaventoso conflitto Mondiale l'Inghilterra affrontò così, definitivamente, la questione indipendenza
delle colonie nell'area asiatica. Mentre Gandhi sognava un' India, laica e pacifica, che unisse sotto le sue ali
tutti, indù e musulmani credenti e no, ben altre erano le mire e le volontà dei fanatici e dei nazionalisti
di entrambe le parti.
Alle due comunità nel 1947, dopo gravi scontri e lunghe trattative, venne infine accordata l'indipendenza,
sorgevano così due Stati: quello dell'Unione indiana da un lato e quello Pakistano
dall'altro.
Bangladesh e Kashmir: un destino di divisione e morte
Nonostante la conquistata indipedenza pareva che la nazione pachistana non trovasse pace:
Il Pakistan comprendeva anche la regione costituente l'attuale Bangladesh,
che è in pratica all'opposto del territorio pachistano vero e proprio;
La regione del Bangladesh dopo una serie di lotte, in cui
l'appoggio indiano fu determinante, ottenne l'indipendenza venendo così a costituire uno Stato a se.
La complessa situazione veniva resa poi particolarmente elettrica dalla spinosa questione del territorio del
Kashimir, che, pur essendo a maggioranza musulmana, nel 1947 era stato assegnato all'India.
La regione era dunque fonte di uno stato di conflittualità e di violenza tra India e Pakistan
che ben presto sfociò in due guerre (una nel 1948 e una nel 1965)
e che causò la morte dello stesso Gandhi, ucciso da un fanatico nazionalista indù nel 1948.
(A tutt'oggi il kashmir è fonte di tensioni che paiono non avere soluzione di continuità)
un Paese in bilico tra dittature e democrazia
Anche il panorama interno del Pakistan non è stato mai troppo tranquillo. Questo popoloso Stato
musulmano ha sempre oscillato, nella sua storia politica, tra democrazie e dittature militari.
La famiglia Bhutto, che fu ciò che i Nehru e i Gandhi furono per l'India,
partecipò attivamente al governo del Paese
pagando con il sangue il proprio impegno politico: il padre di Benazir Bhutto, Zulfikar Ali,
fu Presidente e Primo Ministro dal 1971 fino a 1973.
Bhutto
aveva cercato di modernizzare il Paese, di miglirare i salari e le condizioni di vita
dei lavoratori, di rendere più laico e più attento ai diritti civili e alle donne il Pakistan,
venne destituito e impiccato dai militari.
I tragici anni '80
Per tutti gli anni '80 complice anche il miope aiuto USA in funzione anti sovietica l'odiato generale
Muhammad Zia-ul-Haq imperversò con la sua dittatura militare.
Morto il generale, la intelligente ed abile figlia di Zulfikar Ali, Benazir,
ne riprendeva il vessilo, venendo eletta democraticamente in un Pakistan di nuovo libero.
Gli anni '80 furono cruciali per il futuro del Pakistan che divenne meta di
una gran massa di espatriati afghani che in fuga dal loro paese, invaso dall'Unione Sovietica,
si irversarono in Pakistan.
Questo trasformò profondamente ed in peggio il Paese, che ha finito con il trovarsi nella scomoda posizione
di uno Stato musulmano sostenuto da un lato dagli USA, ma dall'altro ostaggio dei terroristi e dei musulmani
più fanatici.
Con l'avvento di Musharaf che salì al potere grazie all'enesimo colpo di Stato e, adesso, con
la morte di Benazir Bhutto paiono quasi spente le speranze di moderazione e di pace per un'area
sempre sull'orlo del collasso. Speriamo di essere smentiti dalla storia.
scrivici