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Io corrompo, tu corrompi e il Paese muore

IV come il papa e Mussolini divennero amiconi - parte seconda - Questa banca s'ha da salvare

"[il salvataggio del Banco di Roma] dimostrava che poche persone potevano disporre di miliardi di denaro pubblico anche a vantaggio di aziende private, senza alcun controllo pubblico e parlamentare" Giacomo Matteotti

Nel 1919 le finanze vaticane non erano certo floride. Cattolici francesi e belgi si erano stufati di finanziare la Curia romana, la rivoluzione bolscevica poi aveva di fatto bruciato ogni speranza di rimborsi per crediti prestati allo Zar, a rendere ancora più miserelle le casse curiali ci si mise anche quella sciocca Italia che, insieme agli alleati aveva battuto il cattolico impero austro-ungarico: la santa romana chiesa aveva, infatti, pensato bene allo scoppio della guerra, di convertire parte dei titoli italici in titoli asburgici credendo fermaemte che i santi avrebbero fatto vincere gli imperi cattolici contro i perfidi liberali.
Nel 1919, dunque, le finanze vaticane non erano certo floride, ciliegina sulla torta ci si mise anche quel cattivissimo soggetto di Giolitti che, in quell'anno, decise di rendere nominativi i titoli.
Quello sarebbe stato il colpo di grazia per vescovi e cardinali, un vera sciagura. Non a caso insieme ai grandi capitalisti come Ansaldo e Pirelli, capitalisti che si erano arricchiti in modo assai poco limpido alle spalle dello Stato italiano, si deve proprio alla Chiesa il veto contro un nuovo governo Giolitti, veto che portò allo sciagurato governo Facta e, direttamente, alla presa di potere fascista.
Salito al potere Mussolini grazie ai soldoni degli industriali truffaldini, degli agrari, e della forse santa, ma, di certo, attenta alla borsa, curia papale il nostro dovette, poi, saldare il debituccio:
per prima cosa, dunque, la legge sulla nominatività dei titolo sparì dalla scena, ma sparirono dalla scena anche gli ingenti debiti che il Banco di Roma, tanto per non smentirsi, anche in quegli anni era riuscita a fare.
Vicentini membro del Parito Popolare e all'epoca Amministratore del Banco aveva accumulato infatti un debito spaventoso, debito che nel 1922 aveva portato il Banco di Roma sull'orolo del baratro.
Vicentini senza badare a spese finanziava il Partito Popolare, tutta una pletora di amici, giornali, imprese, perfino organizzazioni sindacali di stampo socialista in un guazzabuglio di attività sempre in bilico tra folle incoscienza e ladroneria. Questa allegra gestione aveva creato una spaventosa voragine nelle casse della banca, un crack da un miliardo di lire (siamo, ricordatelo, nel 1922). La provvidenza, si dice abbia vie tutte misteriose nel caso specifico, però, queste strade erano lastricate con i soldi dello Stato italico e portavano diritte diritte al provvido Mussolini, ex ateo, ex socialista ed attuale "unto dal Signore" : il 12 novembre del 1922 due settimane dopo che l'unto si era insediato al Governo comandava il salvataggio del Banco. Vicentini e compagnia non solo non furono puniti per la loro disastrosa gestione, ma ottennero addirittura compensi e gratitudine. Mussolini infatti ben si guardò dall'infastidire un papa che stava ripulendo curia e Partito Popolare da tutti gli elementi contrari al fascismo

Io corrompo, tu corrompi e il Paese muore

IV come il papa e Mussolini divennero amiconi - parte prima -

Le disastrose speculazioni edilizie del 1887 cui si erano abbandonate le Banche al sud al nord ed al centro dell'Italia Umbertina non avevano coinvolto solo avidi banchieri e corrotti politici, anche in vaticano si era speculato e malamente, sul mattone.
La Banca di Roma nata da poco per volontà della nobiltà nero-papalina come visto, non era certo retta da pii uomini, tutti protesi a fare la carità al prossimo loro, quanto, piuttosto, da autentici gaglioffi che ne facevano di cotte e di crude, fino al punto di falsificare le proprie stesse banconote. Tanlongo ne era, come detto, il prototipo se non il campione, infatti come suol dirsi, al peggio non vi è mai fine ed il peggio, per uno dei più grandi isitituti bancari d'Italia aveva ancora a venire.


La guerra di Libia e la Banca di Roma: prove generali di fallimento e cattiva gestione

La Banca di Roma, che si era sempre dimostrata assai tiepida nei confronti dell'Unità d'Italia, a partire dalla guerra di Libia nel 1911/12 mutò atteggiamento; "miracolo", forse, di qualche santo? No "miracolo" della guerra che vide l'Italia nuovamente invischaita nel suo colonialismo da accatoni: il Banco di Roma aveva investito ingenti risorse nella Libia, quindi, si riscoprì un insospettato spirito nazionalista.
A rafforzare questo rinnovato amore per la Patria dovette contribuire e non poco, anche il fatto che ad essa vennero affidati tutta una serie di servizi ed attività assai lucrose, quali: il controllo sui trasporti miltari e civili, rifornimenti di viveri per le truppe ed, ancora, una esclusiva sui servizi bancari delle Forze Armate.
Per qualunque banca un simile ben di Dio avrebbe signifcato notevoli profitti, ma incredibilmete, la Banca di Roma non solo non riuscì a far profitto, ma si ritrovò a perdere quasi tutto il capitale. Colpa di qualche demonietto pagano? No, non bisogna togliere meriti alla virtù, diremmo "divina", che avevano gli amministratori del Banco, di sperperare, in mille modi, il danaro altrui, virtù di cui Ernesto Pacelli, zio del futuro papa Pio XII, Presidente del Banco negli anni della guerra, pareva essere stracolmo.


mistici ed ilari Presidenti, caritatevoli assai, sopratutto con se medesimi

Nel 1916 qualcuno (non è dato sapersi chi) salvò il Banco di Roma dal dissesto, Pacelli fu accompagnato alla porta e al suo posto si insediò un terziario francescano, conte papalino e Senatore del Regno: Carlo Santucci. Ora, si sa che i francescani amano molto ridere e giocare, è forse per tale motivo che il Santucci giocava pure lui con i danari del Banco, in un modo che dire disinvolto è dire poco. Al suo fianco, come Vice Presidente, fu nominato poi il conte papalino, terziario e Senatore Grosoli, anche lui assai scherzoso, tanto scherzoso che De Stefani, fascista della prima ora e primo Ministro delle Finanze dello sciagurato Mussolini (NDA De Stefani venne poi trombato proprio perchè toccò la grande industria ed il grande capitale) ebbe a scrivere: "...uomo in cui coesistevano in singolare convivenza il misticismo e la leggerezza bancaria..." ed ancora ...e che amava attribuire alla volontà del Signore disinvolture e disavventure in cui era coinvolto le quali però si riflettevano sull'isituto di credito in cui era coinvolto..."


Nella prossima puntata:
Questa banca s'ha da salvare - come Mussolini salvò il Banco di Roma dall'ennesimo dissesto - ovvero come usare i soldi dei cittadini per farsi amico il papa
Fonti:
"I padroni del vapore" di E. Rossi - Ed. Kaos
Vai alla scheda del libro su direfarepensare.it
"Baraonda Bancaria" di A.De Stefani

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III lo scandalo della Banca di Roma

Tanlongo, questo semianalfabeta custode dei peccatucci segreti di Eminenze ed Onorevoli, anche in virtù del salvataggio della Banca Tiberina avvenuto nel 1887 era divenuto Presidente dell'importante Banca di Roma. La Banca di Roma, tradizionalmente legata a Santa Romana Chiesa e tradizionalmente retta da uomini che delle virtù teologali facevano benissimo a meno, sotto la guida del suo piratesco Presidente, si lanciò come tutti gli altri Istituti di Credito, nelle speculazioni edilizie che contraddistinsero quegli anni e che, presto, avrebbero portato il sistema creditizio al disastro. La Roma umbertina, con i suoi portici, che sovente poi ritroviamo in giro per l'Italia, riprodotta in miniatura anche in piccole e medie città, sorse, infatti, in quegli anni; se le fondamenta delle case erano forse solide, le fondamenta economiche, grazie alle quali i palazzi ed i portici si innalzavano rapidamente, non lo erano altrettanto.
Le Banche emettevano, infatti, moneta a tutto spiano, moneta che non corrispondeva affatto alle riserve auree possedute. Tanlongo fu il reuccio di questo sistema: fece coniare moneta in Inghilterra, guardandosi bene dal dire nulla al Governo, il Nostro arrivò a falsificare le sue stesse banconote. Si giunse al punto che la circolazione di moneta superò di sessanta milioni il limite legale senza contare i quaranta milioni di titoli contraffatti. Quando nel 1889 iniziarono a fallire i primi Istituti di Credito il crollo di questo castello di carte fatto di male accorti investimenti, corruzione politica, imbrogli fu fragoroso.


Nella prossima puntata:
Lo scandalo e la commissione Alvisi

Fonti:
"Storia d'Italia" di D. Mack Smith - Editori Laterza

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II parte, la Banca Tiberina - le sei Banche nazionali

Le Banche negli ultimi decenni dell'Ottocento si erano lanciate nelle speculazioni edilizie, a Roma e a Napoli impazzavano i cantieri;
gli isitituti di Credito comperando terreni ed elargendo, a man bassa, prestiti a speculatori e politici erano, dunque, tra i protagonisti di una abnorme espansione del mercato immobiliare. Una espansione che privava settori quali l'industria e l'agricoltura dei capitali necessari. Per meglio comprendere la portata del disastro bisogna rammentare che, all'epoca, a sei tra gli Istituti Bancari più importanti era concesso di battere moneta: al Nord la Banca Nazionale nel Regno d'Italia; al Centro la Banca Nazionale Toscana, cui si aggiunse poi la Banca Toscana di Credito per le Industrie e il Commercio d'Italia; al Sud il Banco di Napoli e il Banco di Sicilia. Quando Roma venne annessa allo Stato Italiano, nel 1870, alle cinque Banche emittenti si aggiunse la Banca Romana, ex Banca Pontificia. Tali Isitituti di Credito erano privati, tranne il Banco di Napoli e il Banco di Sicilia; ognuno di questi isitituti poteva emettere Lire convertibili in oro:
è facile immaginare che, per far fronte ai prestiti concessi e alle speculazioni in atto le Banche, o almeno molte di esse, iniziassero a cedere alla tentazione di emettere moneta a tutto spiano.
Nel 1883 la Banca Nazionale aumentò la sua circolazione cartacea da 462 milioni di lire ai 611 del 1886; le riserve auree scesero alla meta'.

1887: I primi scricchiolii
Agli inizi del 1889 alcune Banche iniziarono a sospendere i pagamenti. Le magagne erano iniziate a vedersi già nel 1887; quando la Banca Tiberina venne salvata dal disatro solo grazie ad interventi politici.
La Banca Tiberina era una piccola Banca che si era lanciata in avventate speculazioni edilizie, lottizò, a Napoli, il quartiere del Vomero, concededo prestiti in modo ancora più avventato. Detenevano una notevole partecipazione azionaria la duchessa Litta e la contessa di Santafiora, due amanti del Re Umberto I di Savoia: fu questo che nel 1887 salvò l'Istituto di Credito dal fallimento.
Crispi, che nel 1889 sarebbe divenuto Capo del Governo, intervenne facendo pressione sulla Banca Nazionale e sul Banco di Roma, retto da Bernardo Tanlongo;
Tanlongo, semianalfabeta, ex fattore, era abituato ad operazioni non limpide. Grazie alla sua faccia tosta ed audacia era divenuto, infatti, prima Consigliere finanziario di una serie di Presidenti del consiglio, cardinali, e gesuiti, e poi Governatore di uno dei sei maggiori Isitituti di Credito nazionali:
era, in quel momento, il tipo adatto a levare le castagne dal fuoco al Re, alle sue amanti e a Crispi. La Banca Tiberina, dunque, non fallì, ma la sciagurata operazione di salvataggio sarebbe, presto, costata cara a tutti...

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I parte, le Banca Tiberina - le case i nuovi quartieri

"Corrompere" vuol dire anche imputridire rovinare, sciupare, infettare; guardando il sempre più penoso spettacolo che offre la nostra classe politica, a Destra come a Sinistra, appare evidente la forza delle parole: la corruzione infetta, imputridisce, intacca i nervi della nostra Nazione, ci rende cittadini deboli.
La corruzione è davvero corruzione, è davvero imputridimento di un Paese, malattia mortale di una Democrazia che, infettata a tutti i livelli: istituzioni, imprese, banche, popolo, lascia che siano i peggiori a spadroneggiare.
Vizio della Repubblica già al suo nascere, deprecato, a parole, da tutti, praticato, nei fatti, da molti la corruzione dei pubblici ufficiali continua ad essere, nonostante Mani Pulite, l'anima maligna di molte fortune private e sfortune nazionali Già prima dell'Unità d'Italia la corruttela preso i pubblici uffici, in particolare nel Meridione, era un modus vivendi, con l'Unità d'Italia gli appetiti di Banche e imprenditori, uniti all'incessante bisogno di denaro della classe politica, risultarono un mix letale.
Funiculi' funicula'
Nel 1862, nasceva la Società per le strade ferrate meridionali, prima grande azienda ferroviaria d'Italia, con sede a Firenze. La Società, formata da italiani e con capitali italiani, voluta dal finanziere ed industriale Pietro Bastogi, livornese, venne però coinvolta in una serie di scandali che spezzarono la carriera ministeriale dello stesso Bastogi: era il primo grande scandolo dell'Unità d'Italia.
La corruzione di politici e pubblici ufficiali, dunque, divenne costume nazionale, diffusa al Nord come al Sud. Con l'espandersi, poi, delle spese statali, dal 1880 corruzione e clientelismo esplosero, trascinando il Paese in una serie di scandali al cui centro stavano onnipresenti, allora come adesso, le banche, gli imprenditori e i politici.
La speculazione edilizia delle banche e i crack che ne seguirono
Roma nel 1870 contava circa 220.000 cittadini, nei venti anni successivi gli abitanti della Capitale raddoppiarono: speculatori, imprese, gaglioffi di ogni genere e ovviamente le Banche si erano buttate come lupi sul "mattone", il nuovo grande affare della costruzione di edifici pubblici attirava appetiti di ogni risma.
Si può dire, quasi senza ironia, che le specualzioni edilizie, condotte a tappeto nelle più grandi città italiane "unirono" sul serio l'Italia: prime protagoniste furono, infatti, le banche di Torino, che, sognando favolosi guadagni, si erano lanciate in questo nuovo affare, concedendo crediti esorbitanti ai costruttori.


Nella prossima puntata:
Le favorite di Umberto I e la Banca Tiberina

Fonti:
"Storia d'Italia" di D.Mack Smith - Editori Laterza -
wikipedia per Bastogi e la Società per le strade ferrate meridionali

SEGNALI DI VITA INTELLIGENTE NEL WEB
mister b e dottor savonarola ...Che Genova, per manifestare e manifestarsi, abbia ormai bisogno della guida di un nuovo Savonarola è il preoccupante sintomo dell'assenza politica e della pochezza culturale della sua classe dirigente (ma anche dei suoi movimenti), della sua crisi che nulla sembra poter arrestare, di un'abdicazione civile il cui prezzo da pagare potrebbe rivelarsi molto più alto del previsto...
Sacconi: pigliate na pastiglia sient'a me! ...Ma, il ministro del Welfare (che vuol dire benessere), non vuole consentire alle donne che governa di essere maggiorenni. E allora per giustificare l’ingiustificabile si concentrano in bella sequenza tutti i più frusti, umilianti luoghi comuni sulle donne scervellate che se facilitate abortirebbero un giorno si e un giorno pure.





NO alle Pellicce!

Gli animali "da pelliccia" vengono allevati in gabbie strette ed anguste adatte a far risparmiare spazio all'allevatore, ma soprattutto a impedire il movimento dell'animale che potrebbe rovinare la sua pelliccia.
Chiusi in piccole gabbie, costretti a muoversi su superfici innaturali che spesso portano al ferimento delle zampe (reti metalliche), isolati dai loro simili, alimentati in maniera innaturale.
Una tecnica di allevamento particolarmente crudele è quella di esporre, in inverno, gli animali al freddo per far sì che sviluppino una pelliccia più folta.
L'uccisione può avvenire sia con il gas che con l'elettricità, non essendo gli animali tutelati da alcuna legge a riguardo.
Purtroppo sono tanti (10-20 milioni di mammiferi) anche gli animali uccisi in libertà per farne delle pellicce. Nei boschi si usano le tagliole. Gli animali vittime di queste trappole rimangono anche per una settimana ad aspettare il cacciatore che verrà ad ucciderli. Nel frattempo la ferita si gonfia provocando dolori indescrivibili. Cosa ancora più assurda è il fatto che spesso gli animali vittime delle tagliole sono animali non utilizzabili per le pellicce, quindi è una caccia spietata che non risparmia nessun mammifero abitante del bosco. Famosi sono inoltre i cacciatori di piccoli di foche che uccidono i piccoli a bastonate in testa e li scuoiano davanti alle loro madri impotenti, a cui lasciano il cadavere sanguinante e scuoiato del piccolo.
Per info:
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No al bavaglio sulla Rete
Questo sito alza la sua voce contro il cosiddetto "obbligo di rettifica" previsto dal DDL Alfano, tale obbligo è imposto al gestore di qualsiasi sito informatico; con questa piccola mossa subdola si cerca di intimidire e bloccare chiunque in Rete dia contenuti.
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Iniziativa nazionale
"Sostegno alla ricerca senza vivisezione"

Per il mese di novembre una iniziativa sia di informazione antivivisezionista che di raccolta fondi per la ricerca senza animali promossa dall'associazione I-CARE Europe onlus.
L'associazione I-CARE Europe onlus - Centro Internazionale per le Alternative nella Ricerca e nella Didattica - nella sua sede italiana è un'associazione non-profit contro la sperimentazione animale e per una scienza utile, moderna, efficace, etica. Le attività dell'associazione si svolgono in tre settori principali: quello dello sviluppo di metodi di ricerca senza animali, quello della diffusione dell'informazione, e quello della riabilitazione e adozione degli animali di laboratorio nei casi in cui si riesce a farli uscire dagli stabulari per ridar loro una speranza di vita.
Se si vuole sostenere la ricerca medica ma non la vivisezione, occorre evitare di fare donazioni alle più note associazioni che ogni anno raccolgono un'enorme quantità di fondi, e sostenere solo quelle che assicurano di non destinare alcun finanziamento a studi su animali: l'associazione I-CARE Europe onlus - www.icare-italia.org - offre in questo la migliore alternativa, perché non solo non finanzia la vivisezione, ma con la sua attività contrasta la pratica della vivisezione, diffondendo tra gli addetti ai lavori e nel pubblico generale l'informazione scientifica antivivisezionista

Per info:
AgireOra





Campagna 100%
per trasparenza nella ricostruzione dopo il terremoto del 6 aprile 2009 in Abruzzo
Per info e per firmare la petizione: Campagna 100%





Sito denuclerizzato
Possiamo riempire la rete di siti denuclearizzati per manifestare contro l'ipotesi di tornare all'energia atomica in Italia. Si tratta di una campagna informale, un'onda trasversale, che punta a far fiorire migliaia di home page no-nuke.
Dire no al nucleare è anche un modo per dire sì alle fonti energetiche rinnovabili, all'energia pulita.
Altre info su: Sito denuclearizzato



Manifestazione virtuale contro la vivisezione
Una ciber-manifestazione europea intitolata "Rendiamo la sperimentazione animale storia passata".
Importantissimo partecipare in tanti, è la nostra ultima possibilità per farci sentire dai parlamentari europei e dal Consiglio dei Ministri europeo, che voteranno nei prossimi mesi la revisione della Direttiva 86/609 sulla sperimentazione animale.
Nonsostante i recenti sondaggi che mostrano un'opposizione alla vivisezione da parte della maggioranza dei cittadini europei, le Commissioni europee che hanno finora esaminato le proposte di revisione della direttiva hanno ascoltato più la lobby dell'industria chimico-farmaceutica e della ricerca di base su animali piuttosto che il volere dei cittadini e le opinioni delle associazioni antivivisezioniste.
Facciamo sentire adesso la nostra voce partecipando alla manifestazione virtuale "Rendiamo la sperimentazione animale storia passata"!

Per partecipare, basta andare alla pagina della "manifestazione virtuale" e seguire le istruzioni.
Tutte le info su AgireOra





Veggie Pride
Milano - Lione - Praga
sabato 16 maggio 2009



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